Qualche giorno fa, mentre facevo la doccia, mi è venuto in mente il tamagotchi, e ho pensato a come l’esperienza di gestire unǝ cliente possa somigliare al prendersi cura di un tamagotchi.
Non uso un tamagotchi da 25 anni, ma ricordo bene quella sensazione INIZIALE di coinvolgimento, quel desiderio di fare felice quella creaturina virtuale. Ma l’entusiasmo finiva in fretta, l’attenzione veniva attirata da altre novità, e il tamagotchi rimaneva lì, acceso e ignorato. E quando lo riprendevi in mano, lo trovavi ricoperto della sua cacca e furente di rabbia. Io ci rimanevo un po’ male e un po’ mi sentivo in colpa.
Ecco, con unǝ cliente è lo stesso. Pensare al cliente come a un tamagotchi è modo per ricordarsi che il/la cliente esiste, anche se non lǝ guardi, e che i suoi bisogni evolvono nel tempo, anche dopo l’acquisto e la conclusione del lavoro.
Non aspettare che sia il/la cliente a tornare da te, magari arrabbiato perché ha la cacca fino alle ginocchia. Pensa a un modo per mantenere viva la relazione, per conoscere in anticipo di cosa ha bisogno, prima di ritrovartelo arrabbiato con il mondo.
Può essere con una chiamata o un messaggio ogni tanto, in modo informale, oppure in modo più strutturato, con un questionario, che se fatto bene può essere percepito molto meno come una vendita e molto più come un “raccontami di te”.
Puoi scegliere le forme e le modalità che preferisci, e puoi farlo direttamente tu oppure chiedere aiuto ad unǝ espertǝ nella rilevazione dei bisogni dei clienti. Quello che è importante è che mantieni viva la relazione, che sei presente e che ti metti in ascolto dei loro bisogni, in modo continuativo.
E tu quale metodo usi con i tuoi clienti tamagotchi?

